EL TANGO POETA

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Il Tango secondo Jorge Luis Borges

non è un semplice ballo: Il Tango è Poesia 

 

è pura passione, uno stato di vita che fonde il sangre caliente dei latini con la nostalgia di quelle terre lontane.

I testi stessi dei tanghi assurgono a poesie, i ballerini sono già arte con la loro sensualità, con i loro vestiti e le loro scarpe.

 

Le gambe s’allacciano, gli sguardi si fondono, i corpi si amalgamano e si lasciano incantare, incatenare 

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in un grande abbraccio intimo intenso e profondo per conquistarti il cuore.

 

El Tango Poeta è un abbraccio magico dal quale è difficile liberarsi.


E sono funi e nodi di vecchi marinai, corde tese che vibrano nel cuore. 

 

 

“Che la cultura serva come linguaggio, che la cultura serva come strumento d’intesa, è per noi molto importante” ha sottolineato il ministro argentino della Cultura, Hernán Lombardi.

 

EL TANGO POETA
EL TANGO POETA

 

 

Jorge Luis Borges 

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fu un cantore appassionato di Tango, come si può apprezzare in questi versi:

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IL TANGO [ EL TANGO POETA ]

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Dove saranno? chiede l’elegia
Di quelli che non sono, come se
Vi fosse una ragione dove l’Ieri
Potesse essere Oggi, Ancora e Sempre.

 

Dove saranno (io ripeto) i teppisti
Che fondarono in polverose strade
Di terra o in dimenticati villaggi
La setta del coltello e del coraggio?

 

Dove saranno quelli che passarono
Lasciando all’epopea un episodio,
Una favola al tempo, e che senz’odio,
Senza guadagno o amore si assalirono?

 

Li cerco nella leggenda, nell’ultima
Brace che, a modo d’una vaga rosa,
Serba qualcosa di quei coraggiosi
Dei Corrales e di Balvanera.

 

Quali vicoli oscuri o che deserto
Nell’altro mondo abiterà la dura
Ombra di quegli ch’era un’ombra oscura,
Juan Muraña, il coltello di Palermo?

 

E quell’Iberra fatale (che i santi
Lo perdonino) che ammazzò su un ponte
Il Ñato suo fratello, che ne aveva
Uccisi più di lui, saldando i conti?

 

Una mitologia di pugnali
Lentamente si annulla nell’oblio;
Una canzone di gesta s’è persa
In sordide notizie poliziesche.

 

Un’altra brace, incandescente rosa,
E’ nella cenere che li tramanda;
Son lì i superbi gli accoltellatori
E il peso della daga silenziosa.

 

Benché la daga ostile o un’altra lama,
Il tempo, li abbiano spenti nel fango,
Oggi, di là dal tempo e dall’infausta
Morte, quei morti vivono nel tango.

 

Nella musica stanno, nelle corde
Della chitarra dal suono ostinato
Che trama nella milonga felice
La festa e l’innocenza del coraggio.

 

Gira nel vuoto la dorata ruota
Di cavalli e leoni, e odo l’eco
Dei vecchi tanghi di Arolas e Greco
Che vidi già ballare sulla strada

 

In un istante che emerge isolato,
Senza prima né poi, contro l’oblio,
Ed ha il sapore di ciò ch’è perduto,
Di quanto è stato perso e ritrovato.

 

In quegli accordi sono antiche cose:
L’altro cortile e l’intravista pergola
(Dietro le sue pareti sospettose
Il Sud serba un pugnale e una chitarra).

 

Questa raffica o sortilegio, il tango,
Gli affaticati anni sfida; e l’uomo,
Fatto di polvere e di tempo, dura
Meno della leggera melodia

 

Che è solo tempo. Il tango crea un confuso
Irreale passato, forse vero,
Un assurdo ricordo d’esser morto,
Battendomi, a un cantone del sobborgo.

 

E ancora, sempre di Borges:

 

Senza vergogna, spigliato
guardavi in faccia e fiero
tango che fosti la gioia
d’esser uomo per davvero.
Tango che fosti felice
come sono stato anch’io
secondo quanto mi narra
il ricordo o l’oblio.

 

 

la via del tango borges 3

 El Tango Poeta

 

 

Guarda il Video con la poesia di

El Tango –  Jorge Luis Borges

 

 

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EL TANGO POETA 

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El tango ( Spagnolo)

¿Dónde estarán?, pregunta la elegía
de quienes ya no son, como si hubiera
una región en que el Ayer pudiera
ser el Hoy, el Aún y el Todavía.

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¿Dónde estará (repito) el malevaje
que fundó, en polvorientos callejones
de tierra o en perdidas poblaciones,
la secta del cuchillo y del coraje?

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¿Dónde estarán aquellos que pasaron,
dejando a la epopeya un episodio,
una fábula al tiempo, y que sin odio,
lucro o pasión de amor se acuchillaron?

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Los busco en su leyenda, en la postrera
brasa que, a modo de una vaga rosa,
guarda algo de esa chusma valerosa
de los Corrales y de Balvanera.

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¿Qué oscuros callejones o qué yermo
del otro mundo habitará la dura
sombra de aquel que era una sombra oscura,
Muraña, ese cuchillo de Palermo?

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¿Y ese Iberra fatal (de quien los santos
se apiaden) que en un puente de la vía,
mató a su hermano el Ñato, que debía
más muertes que él, y así igualó los tantos?

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Una mitología de puñales
lentamente se anula en el olvido;
una canción de gesta se ha perdido
en sórdidas noticias policiales.

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Hay otra brasa, otra candente rosa
de la ceniza que los guarda enteros;
ahí están los soberbios cuchilleros
y el peso de la daga silenciosa.

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Aunque la daga hostil o esa otra daga,
el tiempo, los perdieron en el fango,
hoy, más allá del tiempo y de la aciaga
muerte, esos muertos viven en el tango.

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En la música están, en el cordaje
de la terca guitarra trabajosa,
que trama en la milonga venturosa
la fiesta y la inocencia del coraje.

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Gira en el hueco la amarilla rueda
de caballos y leones, y oigo el eco
de esos tangos de Arolas y de Greco
que yo he visto bailar en la vereda,
en un instante que hoy emerge aislado,
sin antes ni después, contra el olvido,
y que tiene el sabor de lo perdido,
de lo perdido y lo recuperado.

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En los acordes hay antiguas cosas:
el otro patio y la entrevista parra.
(Detrás de las paredes recelosas
el Sur guarda un puñal y una guitarra.)
Esa ráfaga, el tango, esa diablura,
los atareados años desafía;
hecho de polvo y tiempo, el hombre dura
menos que la liviana melodía,
que sólo es tiempo. El tango crea un turbio
pasado irreal que de algún modo es cierto,
un recuerdo imposible de haber muerto
peleando, en una esquina del suburbio.

 

 

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dettaglio

 

 

 

Angelo Mangiapane La Via del Tango EL TANGO POETA